La regina dei Krapfen

Data
16.03.2020

La regina dei Krapfen

„Krofen hots eigenlich olm schun geben“,

afferma Filomena Resch in dialetto stretto. Ovvero: "I Krapfen esistono da sempre". Ha ragione, naturalmente. Mentre la guardo impastare a mano farina, latte, uova, burro e sale, penso che i suoi sono movimenti che si ripetono uguali da tempo immemorabile. Nata nel 1932, la "Kesselmooser Mena" – come la chiamano tutti in paese – ha trascorso la vita intera a Collepietra e, come gran parte dei suoi vicini, irradia una particolare tranquillità e cordialità. Sorride mentre mi racconta della sua infanzia al maso Kesselmoos: "Eravamo 15 fratelli e mangiavamo tutto ciò che il maso aveva da offrire e che veniva servito in tavola. Mia madre provava continuamente piatti nuovi, ed erano sempre tutti buoni". 

Mena prepara le tradizionali Krapfen altoatesine

Oggi, alla soglia dei 90 anni, Mena gioca a carte su internet, usa Skype, continua a condurre una vita serena a Collepietra, con le sue galline, vicino alla famiglia e agli amici… ed è un vero e proprio punto di riferimento in fatto di Krapfen. "I giovani, oramai, i Krapfen non li fanno più. Nemmeno i miei figli, che però si leccano i baffi quando li trovano pronti", commenta con una risata. Eppure, la preparazione dei Krapfen è un'antica tradizione, che Mena ha imparato da sua madre; la quale, a propria volta, l'ha imparata dalla sua, e questa dalla sua – e via dicendo, in una catena che risale una generazione dopo l'altra fino agli albori della storia di Collepietra. La ricetta che usa Mena, quindi, è quella che si è sempre usata al maso Kesselmoos. Anche se magari non la segue proprio alla lettera. Per le dosi, infatti, preferisce andare a occhio, applicando quanto appreso in anni e anni di esperienza. È stata questa a insegnarle a fidarsi delle sue mani, perché – spiega – la lavorazione dell'impasto è il passaggio più importante nella preparazione dei Krapfen. La temperatura, inoltre, ha un ruolo fondamentale: sia quella della cucina, che deve essere piacevolmente calda, sia quella dell'olio, che, invece, deve "ardere come l'inferno". Per non parlare del fattore tempo, assolutamente da non sottovalutare: dopo aver lasciato riposare l'impasto per una o due ore, i Krapfen vanno modellati e cotti il più velocemente possibile. Non è un caso se ancora oggi gli abitanti di Collepietra sono chiamati "Kloatznstingl": i Krapfen con ripieno di "Kloatzn" (ossia di pere secche) sono, infatti, una vera e propria istituzione in paese. Proprio come un tempo, i Krapfen sono dolci riservati alle feste, a eventi associativi e sagre. Alle occasioni speciali, insomma, come il popolare festival Steinegg Live, le cui centinaia e centinaia di partecipanti non hanno certo intimorito Mena, sempre pronta ad aiutare quando in paese ce n'è bisogno. Perché a Collepietra – afferma – ci si dà sempre una mano.

Oggigiorno, i Krapfen si trovano in ogni angolo dell'Alto Adige e nelle varianti più diverse: con gli spinaci, i semi di papavero o la marmellata, per esempio. E naturalmente, con il ripieno di pere secche, come vuole la tradizione di Collepietra.

 

Mir Kloatznstingl

"Mir Kloatznstingl" sono storie di Collepietra, chi siamo, cosa facciamo, cosa amiamo e cosa ci muove. LasciateVi ispirare dei nostri video: Respira la nostra vita, senti il nostro battito cardiaco, la nostra sensazione di vita.
Autore: Sonnleiten Dolomiten Residence